17 settembre - Missione compiuta
Le quattro BMW F 800 GS sembrano riposare nell'hangar prima di essere rispedite a casa. Sono state destrieri, compagne inseparabili, testimoni e protagonisti della grande avventura che è stata il Cape To Cape, una lunga corsa che ha unito l'estremo sud africano con l'estremo nord europeo. Un'idea nata quasi per caso, un po' balzana, sviluppata con cura e progettata in ogni dettaglio come non fosse una follia, ma una missione possibile, una prova di determinazione e preparazione e un messaggio di fratellanza con il sud del mondo. Già perché non è stata solo la storia di quattro amici in viaggio, ma è stata e continua ad essere la storia di un giovane studente mozambicano che, grazie a quanto raccolto, potrà completare un intero ciclo di studi a casa propria e diventare medico, un medico mozambicano in terra mozambicana. Una cosa meravigliosa, resa possibile da CUAMM e dall'ostinazione del Marco Polo Team. Bravi ragazzi, ce l'avete fatta!
Noi di Real-Bikes, nel nostro piccolo, orgogliosamente ci sentiamo parte di questa fantastica storia: abbiamo raccontato ogni giorno le avventure di quattro uomini, quattro motociclisti comuni ma dotati di un cuore straordinario; è stato come essere appollaiati sul sellino delle quattro GS, anche se sognavamo ad occhi aperti dalla nostra scrivania, mentre consultavamo la cartina per capire dove diavolo erano finiti quei quattro.
Per questo vogliamo ringraziare il Marco Polo Team, per la grande emozione che ci ha offerto, per averci permesso di fare un piccolo pezzo di strada assieme.
16 settembre - Nordkapp
"Cala il sipario" - così ci scrive via sms Marco - "ultimi 500 km per arrivare a Narvik, costeggiando fiordi mozzafiato e arrampicandoci su passi circondati da monti innevati di fresco. Ghiacciai a picco sul mare. Ora, imbarchiamo le moto".
Per una volta, l'ultima volta, abbiamo preferito lasciare la parola ai protagonisti di questa incredibile avventura, giunta all'ultima pagina. Cala il sipario, è vero, ma il Cape to Cape non finisce.
15 settembre - Nordkapp
L'ospitalità e l'organizzazione dei norvegesi va ben oltre le più rosee aspettative: il Marco Polo Team è stato ospitato in uno splendido hotel della nota catena Rica e stamane è stato accolto nel nuovissimo centro di Capo Nord con tanto di bottiglia di Champagne per festeggiare la consegna di un prezioso attestato. Hanno dunque la dimostrazione tangibile di essere arrivati a Nordkapp, stringono il pezzo di carta che tacerà ogni nostra possibile illazione. Il Marco Polo Team ha raggiunto la meta finale del proprio viaggio, i nostri quattro eroi ce l'hanno fatta: hanno viaggiato per due mesi, dal punto più a sud dell'Africa a quello più a nord dell'Europa, il Marco Polo Team ha vinto la propria scommessa.
14 settembre - il fascino della Lapponia
Con una tappa di 610 km, il Marco Polo Team ha attraversato le meravigliose foreste lapponi per raggiungere Alta, in Norvegia. Sono gli ultimi chilometri di un viaggio incredibile, iniziato il 13 luglio scorso, da Cape Town.
Dal diario di bordo del Cape to Cape: laghi e verde incredibile prima di raggiungere un brullo altopiano norvegese seguito da una valle strettissima in mezzo a rocce nere, attraversata da una strada meravigliosa. Peccato che il sole, tanto atteso, sia arrivato solo a fine giornata.
L'accoglienza dei norvegesi è splendida: il Marco Polo Team viene ospitato in albergo e, come avvenuto in Svezia e in Danimarca, anche in Norvegia ad attendere i nostri eroi accorrono le alte cariche locali che si accertano che l'indomani, il Team possa raggiungere il nuovo megacentro di Nordkapp, la fine di questa avventura.
13 settembre: gita tra i fiordi (massi)
Finalmente una giornata tranquilla per i ragazzi del Marco Polo Team. Una passeggiata di 370 km tra fiordi e boschi illuminati da un sole tanto pallido quanto limpido. Particolare è stato l'incontro con un poliziotto svedese, che ha seguito Carlo e Paolo per più di dieci minuti (senza che se ne accorgessero) oltre il limite dei 90 km/h... Una volta fermati, la seraficità del gendarme è stata da manuale: "In Sweden, 90 is 90 not 120...". Fortunatamente, dopo aver appurato l'origine del loro viaggio (e la loro tenacia) il poliziotto si è limitato a un ammonimento e a un grosso in bocca al lupo.
11 settembre: Stoccolma - Ornsköldsvik (massi)
520 chilometri separano la capitale svedese da Ornsköldsvik, piccola cittadina industriale fondata alla fine del 1800 che conta circa 25000 abitanti. Il viaggio, anche questa volta non è stato privo di intoppi, infatti nei primi chilometri Marco è incappato in una foratura, per fortuna prontamente risolta dalla solida solerzia svedese: negozi aperti anche la domenica e gomma sostituita in un baleno (del resto se l'Ikea è nata in Svezia un motivo ci sarà, no?). Il resto della tappa si è svolto in tutta tranquillità, poca pioggia (finalmente) e paesaggi mozzafiato.
10 settembre: Lubecca - Copenaghen (massi)
270 km dividono Lubecca dalla capitale della Danimarca e i ragazzi del Marco Polo Team li hanno percorsi ancora una volta sotto l'acqua. Per fortuna le Metzeler Tourance con cui sono equipaggiate le BMW F 800 GS si sono comportate, ancora una volta, egregiamente. Nonostante la giornata grigia e le temperature sempre più basse, i quattro ragazzi hanno potuto gustarsi le bellezze della città ma, facendo parte del Marco Polo Team non hanno potuto farsi mancare il loro brivido quotidiano. Brivido che, in questo caso, ha le fattezze di un terrorista imbottito di esplosivo bloccato dalla polizia, proprio nell'albergo vicino a quello dove i nostri sono alloggiati. E poi dicono che l'Africa è pericolosa...
8-9 settembre: San Donato Mil. - Lubecca (massi)
Ossia 1170 km percorsi in due giorni. E di questi 1170 km, ben... millecentosettanta sono stati percorsi sotto l'acqua, praticamente un record. Salpati da San Donato Milanese, dopo aver virato per il lago di Costanza i nostri quattro eroi hanno attraccato a Lubecca (il gergo nautico è d'obbligo), città il cui centro storico è stato dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Dopo una doccia calda e dopo essersi rifocillati a dovere, i ragazzi del Marco Polo Team ci tengono ad esternare la loro soddisfazione per le tute antipioggia Klimakonfort, dimostratesi all'altezza della situazione nonostante le condizioni proibitive di questi due giorni.
07 settembre: Genova - Milano
Suona un po' strano scrivere nomi di mete a noi così familiari dopo due mesi di località esotiche, eppure è così: il Cape To Cape sta passando per l'Italia. Sbarcati a Genova, i quattro del Marco Polo Team, si sono fiondati subito a Milano per il programmato cambio gomme e tagliando ultra rapido da parte dei tecnici di BMW Motorrad Milano. Ad accoglierli, lungo i 160 km che separano il porto ligure con la Lombardia, un terribile acquazzone, proprio quell'acqua che a loro mancava dai primi giorni di viaggio, in Sudafrica. Nel capoluogo meneghino c'è solo il tempo di un rapido saluto a mogli e figli, perché occorre ripartire in fretta verso il freddo nord. Certo è un'emozione davvero strana incontrare i familiari mentre si è ancora in viaggio e certo è strano fare, per una volta tanto, dell'Italia una tappa di mezzo e non una partenza, ma come abbiamo tutti oramai capito, nel Cape To Cape c'è ben poco di ordinario.
06 settembre: Kairouan - Tunisi
Solo 160 km separano Kairouan dal porto di Tunisi, termine della parte africana, quella più impegnativa e affascinante, del Cape to Cape. Dal 13 luglio scorso sono scivolati sotto alle ruote delle quattro BMW F 800 GS 16.000 km, 55 giorni di viaggio, 11 nazioni, 50 gradi di escursione termica, foreste, savana e deserto. Michele, Marco, Carlo e Paolo si dichiarano soddisfatti e un po' increduli per essere usciti indenni dal continente africano, da una prova così dura e prolungata. Sono esausti e il traghetto che li sta portando a Genova è l'occasione per riposare e riguardare gli appunti di viaggio. I quattro si guardano negli occhi, un po' lucidi, e non riescono a dire altro che "incredibile, abbiamo attraversato l'Africa". Detto così sembra quasi una cosa semplice, l'Africa, sembra quasi un paese solo, un'escursione alla portata di tutti.
L'avventura del Cape to Cape però non è finita: ora manca un'altra cosetta da nulla, l'Europa intera. Il Marco Polo Team, dopo aver cambiato le gomme a Milano, ripartirà immediatamente verso Capo Nord, andrà incontro all'autunno che ormai si sta palesando in tutta la sua umidità. E chissà, magari Carlo potrà vedere la neve.
05 settembre: Ben Guerdane - Kairouan
La strada, unico segno di umanità, corre dritta e senza meta apparente attraverso il deserto. Soltanto qualche oasi, di tanto in tanto, interrompe con il suo verde splendente la calda monotonia di questi luoghi inospitali. In una di queste oasi il Marco Polo Team decide di fare sosta e si ripara all'ombra delle alte palme da dattero, guadagnando una frescura inimmaginabile solo un attimo prima e scoprendo il vero significato della locuzione "oasi in mezzo al deserto". 360 km separano Ben Guerdane dalla khasbah di Kairouan, storica città tunisina fondata nel 670 d.C. e inserita dall'Unesco tra i patrimoni dell'umanità. Prima di raggiungere quella che fu anche la capitale del governatorato durante il periodo califfale islamico, i nostri quattro amici scorgono, dalla strada, un lago salato e non resistono alla tentazione di raggiungerlo in fuori strada. Come quattro bambini giocano e si divertono sulla superficie di sale; ogni tanto rimangono impiantati, ma poi ripartono e se la godono... Raggiungono in sereata Kairouan, ultima tappa africana e comincia già la nostalgia per questo magico continente. In un mese e mezzo il Cape To Cape ha attraversato tutta l'Africa, percorrendo 16.000 km, toccando 12 stati e passando dai 5 gradi dell'inverno sudafricano ai 50 del deserto passando su ogni tipo di strada e... non strada. Già una lacrimuccia scende dagli occhi dei nostri quattro duri esploratori che domani caricheranno le loro BMW su un traghetto per Genova. Ma il Cape to Cape non finisce, c'è ancora molta strada da fare prima di arrivare a Capo Nord.
04 settembre - Tripoli - Ben Guerdane
Dopo una rapida visita alla capitale della Libia, il Cape to Cape riprende la sua corsa: soltanto 180 km e una dogana separano Tripoli dalla sosta prevista per quest'oggi, la città di Ben Guerdane, in Tunisia. Il Marco Polo Team vi ci giunge, per una volta tanto, senza particolari disagi, anche grazie alla tregua concessa dal terribile Ghibli, il vento rovente del Sahara e le conseguenti temperature che diventano via via più umane. Centinaia di cartelloni pubblicitari inneggianti il colonnello Gheddafi accompagnano l'uscita dei nostri amici dal territorio libico. Le immagini sono della più varia natura e in alcune il dittatore è abbracciato all'amico Berlusconi... Sembrerà strano ma anche questo porta il team a sentirsi sempre più vicino a casa. La Tunisia è l'ultimo stato africano che verrà attraversato dal Cape to Cape e i quattro stanno con il naso all'insù per sentire l'odore dell'Italia. Intanto gli pneumatici Metzeler sono alla frutta, devastati dal grande caldo dei giorni scorsi, ma hanno retto bene gli sforzi e dovrebbero riuscire ad arrivare al cambio gomme previsto a... Milano! Sui cerchi si notano alcune ammaccature, ma non dovrebbero, facendo i dovuti scongiuri, esserci grossi problemi. Ci giunge infine notizia che dopo tanti giorni di caldo insopportabile e animato dallo spirito religioso del Ramadan, il buon Carlo si è raccolto in preghiera per invocare la neve a Capo Nord. Abbiamo il presentimento che se ne pentirà.
03 settembre - Sirte - Tripoli
Nella città natale del colonnello Gheddafi non si possono scattare foto, i telefonini non ricevono e i GPS danno i numeri... Il Marco Polo Team, dunque, se la dà a gambe levate, come si suol dire, senza bisogno di tenda presidenziale o di trenta cavalli. Appena usciti dalla città, però, vengono investiti da una nebbia bollente di un poco rassicurante color marrone che li perseguiterà tutto il giorno. È insopportabile, ma dovranno conviverci perché, come spiegano loro gli abitanti locali, si tratta del famoso Ghibli, il vento infuocato del deserto. I quattro centauri giungono alle rovine dell'antica città romana di Leptis Magna praticamente stravolti e cotti a puntino; tuttavia riescono a raccogliere le forze necessarie ad ammirare una delle città dell'antichità meglio conservate, ricca di arene, templi, teatri e abitazioni dai marmi pregiati che incantano. Dopo una tappa di 460 km raggiungono la vivace Tripoli, con il suo souk colorato, il suo elegante castello e le piazze... illuminate. Il Ghibli e la strada hanno messo però a dura prova i nostri viaggiatori che decidono di cedere alla stanchezza e alle lusinghe di Morfeo, visiteranno Tripoli l'indomani mattina, prima di ripartire.
02 settembre: Aidabiya - Sirte
Durante quella che può essere considerata una tappa di trasferimento di 400 km lunga la costa libica, il Marco Polo Team ha modo di rendersi conto dell'effettiva potenza economica di questa nazione nordafricana. Sulla strada si incontrano un numero esagerato di raffinerie e pozzi petroliferi, che lasciano intendere quali sono le risorse di una nazione che gioca un ruolo importante anche per l'economia europea.
Siamo in pieno periodo di Ramadam e in Libia, forse più che in altri stati musulmani attraversati dal Cape to Cape, si nota l'effetto dell'astensione dalle attività quotidiane: in pratica dalle 5 della mattina alle 19.30 la popolazione si astiene da qualsiasi mansione. Questo significa che per i nostri viandanti diventa più complicato anche solo riuscire a fare un pieno di benzina o acquistare qualcosa da mangiare o da bere o cambiare i soldi. I libici passano le ore del giorno a letto o su brande improvvisate qua e là, per preservare più energie possibili e non sentire così i morsi della fame o della stanchezza, provocati dal digiuno forzato e peggiorati dalle temperature elevate. Dopo le 19.30, però, le gente ritorna in strada, le città e i villaggi sembrano ripopolarsi all'improvviso e da luoghi fantasma tornano a una singolare vitalità notturna.
01 settembre: Tobruk - Ajdabiya
Quello di Tobruk è probabilmente il miglior porto naturale del nord Africa, ma la città libica non è tanto famosa per questo quanto per essere stata scenario di importanti battaglie durante il secondo conflitto mondiale. A quel tempo, infatti, era colonia italiana, ma nel 1941 fu conquistata dalle truppe britanniche e successivamente messa sotto assedio dalle truppe italo-tedesche comandate dal generale Rommel, che ne ripresero il controllo nel giugno 1942 per poi riperderlo nel novembre successivo. Fu a Tobruk che perì il governatore della Libia e ministro dell'aeronautica Italo Balbo, assieme a Nello Quilici.
Oggi migliaia di lapidi bianche ricordano, nel cimitero militare inglese, le sanguinose battaglie qui avvenute, stagliandosi e risaltando contro il marrone uniforme del deserto circostante. Il Marco Polo Team, prima di ripartire dalla città, si sofferma sui nomi di tutti quei ragazzi e sulle loro età, sul senso di una guerra che ha strappato alla vita migliaia di giovani poco più che ventenni. Con grande commozione lasciano Tobruk per affrontare una tappa di 420 km fino a Ajdabiya, popolosa città della Cirenaica a poco più di 150 km da Bengasi. L'itinerario scelto dal team prevede l'attraversamento del deserto su una lunga lingua d'asfalto di tanto in tanto mangiata dalle sabbie: occorre fare molta attenzione perché la strada svanisce improvvisamente, inghiottita nel marrone che la circonda. I nostri quattro pellegrini, però, non viaggiano soli: in Libia, infatti, è obbligatorio essere scortati da un militare in auto. Strano a dirsi, ma il momento che li rende più felici è la sosta al distributore di benzina: in Libia un litro costa circa 20 centesimi di euro. Vien voglia di portarsi via un po' di taniche.
31 agosto: Alessandria - Tobruk
Una fuga dall'Egitto lunga 660 km, questa è, in sintesi, la tappa odierna. Il Marco Polo Team lascia l'affascinante Alessandria di buonora per raggiungere il sacrario di El Alamein, nel quale sono custodite le spoglie di 5200 nostri connazionali morti nella celebre e sanguinose battaglie durante la seconda Guerra Mondiale. Leggere tutti quei nomi di ragazzi, per di più in terra straniera, e sapere che hanno combattuto con onore per la nostra Patria, contare tutte quelle medaglie al valore, provoca nei nostri quattro viandanti una grande commozione.
Ripresisi dall'emozione, puntano dritto verso la frontiera libica, ed è proprio qui che perdono le tre ore seguenti. A quanto pare in Egitto non solo è difficile entrare, ma lo è altrettanto uscire. In tanti anni di raid, il Marco Polo Team afferma di non aver mai visto niente di simile; questo unito allo "stile" di guida degli egiziani spingono il team a sconsigliare a chiunque di avventurarsi in Egitto con la propria moto o, quantomeno, di fare massiccio uso di calmanti. Fortunatamente i doganieri libici sono molto più solerti e il Cape to Cape può riprendere e raggiungere, alle 22.30, la città di Tobruk.
30 agosto: Hurghada - Alessandria
Altro che bagno mattutino nel Mar Rosso, i nostri viaggiatori hanno un gran senso del dovere e rinunciano stoicamente a presentarsi a colazione in bermuda e ciabattine. Mentre tutti i vacanzieri di Hurghada, equipaggiati di pinne e occhiali, si apprestano a guadagnare lettini e sdraio, il Marco Polo Team, armato di giacca tecnica, casco e stivali salta in groppa alle quattro BMW F 800 GS con solerzia. Un'altra giornata pesante aspetta i quattro eroi veneti, chiamati a recuperare parte del tempo perso ad Assuan. Entro sera riescono a coprire una distanza di 660 km e ad arrivare ad Alessandria d'Egitto (ovviamente... non piemontese...). Per prima cosa risalgono il Mar Rosso costeggiandone le rive fino al Canale di Suez, dove gl'incantevoli colori del mare sono punteggiati da... alcune piattaforme petrolifere. Dopo aver visitato il canale artificiale più famoso del mondo, il team prende la strada del Cairo e quindi di Giza, dove dominano maestose le piramidi che hanno reso celebre nel nostro immaginario l'Egitto e ne testimoniano la lunga storia. Da Giza i quattro puntano poi dritti verso il Mediterraneo e raggiungono la stupenda Alessandria. La vista del mare nostrum li fa sentire già un po' a casa e sospirare nostalgici mentre constatano che dopo 50 giorni di viaggio iniziano a mancare gli affetti. Tuttavia il pensiero principale dei quattro viandanti è quello di averla scampata bella anche quest'oggi: gli egiziani guidano come pazzi e non rispettano il minimo codice non solo della strada, ma dell'auto conservazione. Viaggiano a velocità folli, su auto spesso in condizioni disastrate, sorpassano indistintamente da destra e da sinistra, le inversioni di marcia sono più frequenti dei parcheggi e le frecce per loro sono accessori inutili; non bastasse hanno anche il vizio di viaggiare di notte a fari spenti per, dicono, non consumare le lampadine!
29 agosto: Assuan - Luxor - Hurghada
Come quattro mastini, i nostri viaggiatori stanano gli impiegati doganieri del porto di Assuan fino a riottenere le targhe delle BMW F 800 GS dopo un'estenuante trafila burocratica. Possono così ripartire anche se, nel frattempo, si sono fatte già le due del pomeriggio e mezza giornata è andata. Non c'è altro tempo da perdere, dunque, il Marco Polo Team si rimette in marcia modificando la tappa per mettere più distanza possibile tra sé e il Lago Nasser. Seguono il Nilo fino a Luxor ma non si fermano e tagliano audacemente per il deserto per guadagnare tempo prezioso. Il buio li sorprende proprio mentre stanno per sbucare sul Mar Rosso, ad Hurghada, dopo una tappa di 490 km. Poco dopo decidono di fermarsi, estenuati dai continui posti di blocco, in pratica uno ogni dieci chilometri, e relativi controlli da parte delle forze dell'ordine ossessionate dal rischio di attentati. Raggiungono la rinomata località turistica, tipica meta del turismo all-inclusive, stravolti alla mezzanotte. Per un bagno nel Mar Rosso bisognerà attendere l'indomani.
28 agosto - Ancora Assuan
La buona notizia è che le BMW F 800 GS sono arrivate, tutte intere, al porto di Assuan più o meno entro i tempi previsti. La cattiva notizia è che il Marco Polo Team ha dovuto spendere un'ulteriore giornata a cercare di farsele ridare.
Già all'arrivo della chiatta i nostri quattro amici hanno sentito puzza di fregatura (beh, non solo di fregatura). Il comandante, a quanto pare, non aveva affatto premura di ormeggiare, così sono stati costretti a doverlo "oliare" affinché attraccasse alla banchina e si potesse procedere con lo scarico avvenuto, è ovvio, sotto un sole feroce che li ha letteralmente disidratati. Non è che una volta scaricate le moto si possa partire però: ci sono molti altri meccanismi al porto di Assuan che vanno ingrassati. Così inizia per il team una girandola tra uffici vari che li rimbalzano da una parte all'altra fino a scoprire che l'ufficio che può restituire le targhe chiude alle 14. Seguono, come ci racconta Michele concitato, momenti di tensione con la dogana. Poi, però, gli spiriti bollenti si placano onde evitare il rischio di una notte in una gattabuia egiziana. Le moto rimangono così bloccate in dogana per un altro giorno e questo implica il rivedere la tabella di marcia che, da un leggero vantaggio conquistato fino a Wadi Halfa, si è ora trasformato in ritardo. Ora però bisogna ripartire al più presto e non farsi spaventare
27 agosto - Assuan
Quella dell'attesa, si sa, è sempre una posizione scomoda, pungente; figuriamoci dunque quanto possano essere sulle spine i nostri beniamini, costretti a tenere d'occhio il porto egiziano di Assuan nel caso arrivino le loro moto. Le hanno caricate su una chiatta al porto di Wadi Halfa, dall'altra parte del Lago Nasser, sulla sponda sudanese costretti a una separazione che dura da più di 24 ore e che dovrebbe terminare oggi o, al massimo, domani. Ma a quanto pare, da queste parti, non si può fare troppo affidamento sugli appuntamenti e sugli orari, quindi c'è solo da sperare che tutto vada per il meglio, che le moto arrivino e che arrivino tutte intere. Nel frattempo, per ingannare l'attesa, il Marco Polo Team gironzola per lo straordinario e variopinto souk di Assuan (o Aswan come dicono gli arabi) nel quale si può trovare qualsiasi cosa, dalle merci più disparate, alle granaglie, agli immancabili narghilè. Purtroppo i nostri pellegrini, abituati da un mese e mezzo alla sola compagnia maschile, è impossibile poter ammirare le tipiche bellezze femminili egiziane, perché le donne passeggiano sempre e solo a volto coperto. Passa così una giornata tranquilla: le moto dovrebbero arrivare domani e il Cape to Cape dovrebbe riprendere immediatamente la sua corsa, destinazione Luxor.
26 agosto - Wadi Halfa - Assuan
Dopo aver salutato mestamente i quattro destrieri bavaresi, lasciati al loro destino su una chiatta sudanese che raggiungerà, si spera, il porto di Assuan in un paio di giorni, il Marco Polo Team attraversa il Lago Nasser su un vecchio barcone carico di umanità, merci e sporcizia. La lenta e sofferta navigazione dura 20 ore!! Quasi un giorno e una notte interi in mezzo a una confusione e una puzza inverosimili. E se a lamentarsi sono i nostri quattro esploratori, che sono tutto fuorché schizzinosi, c'è da crederci. Le difficoltà del Cape to Cape, dunque, non sono solo quelle motociclistiche, quelle del deserto, delle temperature assurde; ogni giorno se ne aggiungono di nuove.
Il confine tra Sudan ed Egitto è proprio a metà del lago, per cui le pratiche della dogana vengono sbrigate direttamente sul barcone e, almeno in questo, il team guadagna sicuramente qualche ora. Ad impressionare i nostri quattro amici, durante l'avvicinamento ad Assuan, è la sua famosa diga, la più grande e moderna delle dighe sul Nilo, il cui scopo è quello di regolare le celebri inondazioni del grande fiume africano. La vera meraviglia, però, è rappresentata dalla visione notturna delle rovine di Abu Simbel, fenomenale sito archeologico sulla sponda occidentale del Lago Nasser, a meno di 300 km da Assuan. Si tratta di due enormi templi fatti edificare nel XIII secolo a.C. Dal faraone Ramses II nella roccia al fine di intimidire i Nubiani e commemorare la vittoriosa battaglia di Kadesh.
Arrivati tutti interi al porto di Assuan, la prima preoccupazione per il Marco Polo Team è rappresentata dalle moto: alla richiesta se arriveranno puntuali (e intere), i viandanti veneti ricevono sempre la medesima risposta, "Inshallah" (sia fatta la volontà di Dio, ndr) a cui rispondono con il consueto coro "speremo ben".
Nel frattempo, come ci illustra la foto, i ragazzi stanno già valutando delle alternative alla F 800 GS nel caso non arrivassero ad Assuan.
25 agosto - Traversata del Lago Nasser
A quanto pare sul barcone che, una volta la settimana, collega la sponda sudanese con quella egiziana del Lago Nasser, è impossibile caricare delle moto che contengano benzina. Questa è l'amara scoperta che fa il Marco Polo Team poco prima di imbarcarsi, dopo aver speso buona parte della mattinata a sbrigare le pratiche necessarie alla partenza. Di conseguenza, con rinomata faccia di tolla, i nostri quattro amici mentono spudoratamente e assicurano il capitano del barcone che "no, assolutamente non c'è benzina nelle nostre moto". E certo, a cosa vanno ad aria? Il capitano, che evidentemente è uomo di mondo e non nutre molta fiducia nelle rassicurazioni di noi italiani, effettua un semplicissimo controllo con una fettuccia, infilandola in una a caso delle BMW F 800 GS e spedisce di conseguenza i nostri quattro amici ai lavori forzati. No, niente rocce da rompere, ma per due ore, sotto il sole cocente, il Marco Polo Team è costretto a issare le moto su una chiatta e a salutarle: equipaggio da una parte, moto dall'altra. Il team arriverà nelle prossime ore ad Assuan mentre per le moto ci vorranno almeno due giorni!
Alla preoccupazione si aggiunge la beffa: i nostri quattro amici descrivono il ferry su cui viaggiano come una sorta di bagnarola arrugginita che, peraltro, non offre loro la possibilità di alcun refrigerio. Anche nel bel mezzo del lago si brucia.
24 agosto - Wadi Halfa, attesa e incontri
Nell'attesa e nella speranza che il traghetto lasci gli ormeggi e attraversi il lungo lago di Nasser, i nostri eroi hanno cercato di sistemare meglio la moto di Marco che, in seguito alla caduta in Kenya, continua a colare olio dal carter. La soluzione tentata dal Marco Polo Team è quella dell'acciaio liquido. Tuttavia non è tanto il motore di Marco a impensierire il gruppo, quanto l'eccessiva usura degli pneumatici Metzeler, letteralmente divorati dalle temperature insostenibili, ma che devono resistere ancora fino a Milano. Il caldo continua a essere insopportabile e a rendere qualsiasi cosa incandescente, compresa la camera dell'ostello o la doccia; impossibile trovare un riparo che permetta di difendersi dai 45°C indicati dai termometri; tant'è che per la notte Michele e compagni, mai privi di risorse, hanno escogitato una soluzione per poter dormire almeno qualche ora: hanno portato i materassi sul tetto dell'ostello.
L'attesa del ferry è anche l'occasione per guardarsi attorno e scoprire un luogo che sembra dimenticato da tutti, anche da Dio. In questa terra di nessuno i nostri pellegrini su due ruote incrociano altri viaggiatori e stringono amicizie con persone che non potresti incontrare in nessun altro angolo del mondo. Viandanti, esploratori, alcuni con missioni da compiere, altri semplicemente impegnati a scoprire la propria strada. È così che finiscono a cenare e condividere le proprie esperienze con un turco cinquantatreenne in viaggio solitario con la sua BMW F 650 attraverso tutta l'Africa, o con un bolognese sessantenne diretto in Mozambico con una Land Rover Defender per insegnare agli africani a panificare. In quale altro luogo si potrebbero fare amicizie simili? Anche questa è l'Africa e anche questo è il Cape to Cape.
23 agosto - Dongola - Wadi Halfa
I nostri quattro amici del Marco Polo Team partono da Dongola, ma non gongolano di certo (scusate pessimo gioco di parole): convinti di beffare il caldo che non dà tregua nemmeno di notte, salgono in sella alle BMW F 800 GS di primo mattino. Possono così scoprire che la canicola, da queste parti, sa essere feroce già all'alba... Una giornata faticosa dunque, durante la quale hanno costeggiato il Nilo fino a Wadi Halfa, sul lago Nasser o Nubia che dir si voglia; 420 km con il grande fiume africano che scorre sulla sinistra e la sabbia ostinata del deserto ad accompagnarli sulla destra. La scelta di fermarsi a Wadi è però una costrizione: qui la strada per l'Egitto termina nelle acque del lago. Per proseguire il loro cammino i quattro centauri padani hanno un'unica possibilità, quella di salpare su di un malandatissimo ferry che in una lunga e lenta giornata di navigazione li porterà ad Assuan. Usiamo il futuro, ma sarebbe meglio usare il condizionale visto che il vecchio barcone parte una sola volta a settimana e la prossima corsa, si fa per dire, è fissata per il 25 agosto ma in posti come questi non si è mai troppo sicuri. Come dice sempre Carlo: "Speremo ben".
Nella foto il delizioso resort in cui alloggia il Marco Polo Team in attesa di imbarcarsi a Wadi Halfa.
22 agosto - Karima - Dongola
Il caldo terrificante del deserto non lascia tregua nemmeno di notte, così i nostri quattro eroi portano le loro brande all'aperto per una dormita sotto le stelle. Inutile aggiungere che Carlo, il cui sonno leggero ne ha reso celebri le notti insonni, non ha chiuso occhio. Così all'alba si risale freschi freschi - si fa per dire - in sella e si affrontano i 210 km di pista che portano a Dongola, non prima, però, di aver visitato le piramidi di Karima. Per raggiungere la montagna sacra, però, i nostri quattro centauri incappano in qualche caduta sulla sabbia... ma, si sa, fa parte del gioco. La tappa è una lunga e infuocata via che attraversa il deserto incandescente, in cui l'unica variante è rappresentata dall'attraversamento del Nilo in piena. Il Marco Polo Team approda così a Dongola e sosta in una malandata locanda sulla strada; i nostri quattro amici non fanno nemmeno in tempo ad entrarci che qualche scaltro malandrino ruba le frecce di un paio di moto, così, per la notte, la decisione possibile è soltanto una: dormire abbracciati alle quattro F 800 GS.
#Capetocape 22ago: dalle piramidi di Karima alla locanda malandata di Dongola, non c'è tregua per il #MarcoPoloTeam
21 agosto - Khartoum - Karima
Dopo aver giocato con i dromedari ed essersi calati nel ruolo di esploratori di antiche piramide, per i quattro del Marco Polo Team è giunto il momento di ripartire in sella alle BMW F800 GS in direzione nord. I 420 km della tappa di oggi sono stati particolarmente sofferti a causa del caldo insopportabile che attanaglia il Baiyua Desert: durante la traversata il termometro segnava 48°C!! Oltre alle visiere i nostri centauri si sono visti costretti a chiudere persino le prese d'aria delle giacche per non fare entrare l'aria rovente. Come insegnano gli autoctoni, è molto meglio coprirsi per bene e isolarsi perché con il deserto non si scherza. Tra le dune di sabbia appaiono, come miraggi, le figure di alcuni pastori erranti carichi di otre d'acqua alle quali il team ha attinto un breve tregua alla calura opprimente. Il più insofferente di tutti pare essere Carlo, che arriva al punto di minacciare di fermarsi e spedire via aereo la moto invocando i santi protettori dei vacanzieri: Hilton, Sheraton... le piscine, l'aria condizionata, i drink ghiacciati... Questi sì che sono veri miraggi!
Fortunatamente gli altri tre lo convincono a proseguire e il Cape to Cape, dopo aver oltrepassato il Nilo e la sua striscia verde di palme, approda a Karima che accoglie i nostri viandanti e sembra rinfrancarli, in qualche maniera, dalle fatiche del viaggio, e proteggerli con le sue piramidi che svettano dalla montagna sacra.
Comparativa BMW F800 GS v Dromedario
Vi sveliamo il vero scopo del Cape to Cape: il Marco Polo Team ha fatto tutta questa strada per provare, in esclusiva per noi di Real-Bikes, il nuovissimo Dromedario GS e poterlo confrontare con le BMW F 800 GS in dotazione. Se le caratteristiche della enduro tedesca sono note, del tutto misteriose sono quelle del non meno celebrato quadrupede che, sul mercato africano, non ha concorrenti. Un po' come la BMW R 1200 GS qui da noi, il dromedario in Africa va a ruba, è leader indiscusso di vendite e piace tanto all'avventuriero quanto al manager in cerca di svago sia nell'allestimento standard sia in quello Adventure, dotato di tappetino sulla gobba, paraocchi e top case in cuoio. Può essere caricato "come un mulo" e anche più, con una capacità di carico e un'autonomia che farebbero la gioia di ogni autotrasportatore, e trova il proprio limite nelle prestazioni massime che non sono propriamente da sportiva pura. La meccanica è piuttosto semplice, si tratta sicuramente di un monocilindrico, di quelli indistruttibili dell'epopea enduristica, il raffreddamento è a liquido con serbatoio dell'acqua centrale per distribuire meglio le masse. Una delle peculiarità del Dromedario GS che lo rende particolarmente appetibile e all'avanguardia è la possibilità di regolare le sospensioni progressive che si alzano e si abbassano a comando vocale, una chicca che non ha nemmeno la nuova Ducati Multistrada S. La tenuta di strada è ottima, specie sulla sabbia, e le coperture, decisamente di mescola dura, garantiscono un grip solo discreto ma una eccellente durata in ogni condizione. Purtroppo il Dromedario GS è disponibile soltanto con sella monoposto e non è omologato per due, inoltre un altro limite è rappresentato dalla dotazione, scarsa, e dal navigatore, preciso, ma disponibile unicamente in lingua araba. Le prestazioni, infine, variano sensibilmente a seconda della biada del giorno, così come l'autonomia. Decisamente ridotti i costi di manutenzione, che si limitano a un po' d'acqua e biada per ogni viaggio. Il Dromedario GS rappresenta dunque una valida alternativa alle enduro tuttofare coniugando doti da tourer con quelle dell'enduro specialistica, peccato che l'appeal sia un po' datato, una rinfrescatina al design non guasterebbe. Presto la prova completa, con le prestazioni al banco, sul nostro nuovo sito: real-camel.com.
20 agosto - Khartoum e le piramidi Meroë
A circa 200 km a nord di Khartoum, la capitale del Sudan, nel mezzo del deserto sulla sponda orientale del Nilo, ci si imbatte in alcune costruzioni nere che bucano il giallo della sabbia. Si tratta di 44 delle 200 piramidi dell'antica città di Meroë, capitale per lunghi secoli del regno di Kush, che nella storia ha giocato il ruolo di tramite culturale tra le popolazioni mediterranee e quelle subsahariane e oggi è un sito archeologico di incredibile bellezza. La città fu edificata 1500 anni prima della nascita di Cristo ma ben poco si sa con sicurezza della sua storia. Di certo si trattò di una civiltà sviluppata che ebbe influenze sia con l'antico Egitto sia con il Mar Rosso e i suoi commerci. Per i nostri esploratori Meroë rappresenta un segnale, la prova che si stanno avvicinando sempre più all'Egitto e al Mediterraneo.
Si fermano dunque e lasciano la groppa delle BMW per salire su quella dei dromedari, unico mezzo di trasporto per raggiungere le piramidi e poterle ammirare da vicino. Terminata la visita alle piramidi di Meroë, il Marco Polo Team ha continuato la giornata di esplorazione andando alla scoperta di isolati villaggi di tessitori, dove vengono ancora usati antichissimi telai in legno per lavorare il cotone. Michele non ha perso l'occasione per cercare di mimetizzarsi...
19 agosto - Gedaref - Khartoum
Quella di oggi è una tappa di 420 km a temperature da ebollizione. La mattina fa ben sperare, con la strada che si insinua promettente tra verdi vallate popolate unicamente da villaggi sparsi di capanne in fango e paglia. La popolazione si dimostra estremamente cordiale: le donne sono avvolte in coloratissimi "sari" e i bambini sorridono alla novità delle quattro moto. Oggi è un giorno fortunato per loro, perché possono scorrazzare per il villaggio seduti dietro ai nostri quattro amici che, a guisa di giostra, fanno provare loro l'ebrezza della moto. Superate le vallate, però, il clima cambia radicalmente e diventa insopportabile con la colonnina di mercurio che sale a 45 gradi. Michele scrive: "sembra di avere le manopole riscaldate accese e bisogna tenere abbassata la visiera del casco... per evitare la sensazione di phon acceso in faccia". Gli unici temerari che affrontano questo clima sono alcuni pastori locali accompagnati dai loro dromedari. Con questo caldo il team ha una preoccupazione in più: l'eccessivo deterioramento delle Metzeler Enduro 3 Sahara già messe a dura prova dalle piste del Kenia e con le quali il team deve necessariamente raggiungere Milano, prossimo cambio gomme previsto, e di strada da fare ce n'è ancora tanta.
Il Cape to Cape fa sosta per la notte a Khartoum la caotica capitale del Sudan, i quattro centauri arrivano disidratati e il miraggio di una birra fresca è ancora impossibile da raggiungere perché anche qui siamo in regime di Ramadam.
18 agosto - Gondar - Gedaref
Mentre arrivano in Italia le prime cartoline che il Marco Polo Team ha spedito dal Mozambico, i quattro viandanti raggiungono il Sudan. Nei 340 km della tappa odierna si lasciano alle spalle la storia di Gondar e il fascino delle sue antiche costruzioni e il verde delle colline etiopi per raggiungere il caldo infernale del Sudan. Come solitamente avviene in questi casi ad impegnare buona parte della giornata del team non è la strada, quanto la lentezza e l'indolenza del doganieri: il Cape to Cape si arresta per più di tre ore in attesa che vengano verificati i documenti, con gli addetti che ora vanno a mangiare, ora vanno a pregare e non hanno tempo per i nostri quattro amici. Dopo tanto aspettare finalmente il raid riparte e raggiunge la città di Gedaref (Al Qadarif in arabo), una città di ben 340.000 abitanti che rappresentano un miscuglio etnico dei più vari. La voglia di Marco di una birra ristoratrice si scontra, però, inesorabilmente con la dominanza musulmana; Carlo consiglia allora di consolarsi con del buon cibo e solo allora i nostri quattro si accorgono di essere arrivati nel pieno del Ramadam.
17 agosto - Debre Markos - Gondar
Il team lascia Debre Markos nella nebbia mattutina che, un pochino, fa sentire i quattro viandanti padani a casa. Risalendo verso nord il paesaggio si fa via via più verde e il cielo si apre, le nuvole lasciano il posto a un sole ruggente. La tappa di oggi è una di quelle medio lunghe: 420 km, anche per recuperare un po' il tempo perso ieri a causa della pioggia. Risaie a perdita d'occhio e orati verdissimi fanno da contorno a una tappa serena, tutta dedicata ad ammirare la terra etiope. A bordo delle strade, però, si incontrano ancora i carri armati abbandonati, dolorosi ricordi della guerra con l'Eritrea. Non sono le uniche carcasse che il Marco Polo Team incontra sul cammino: sul ciglio della pista non mancano quelle degli animali morti divenuti cibo prezioso per gli avvoltoi che svolazzano come oscuri presagi sulla testa dei nostri quattro eroi. L'arrivo a Gondar, detta "la bella", li rincuora: la città, molto importante nell'antichità e oggi in crescita demografica con una popolazione di 195.000 abitanti, è dominata dal castello dell'imperatore Fasilide che la fondò nel 1635 e dalle rovine della Cittadella Reale. Fu la prima capitale imperiale dell'Etiopia e ancora oggi rappresenta un'importante meta turistica oltre che un importante centro per gli studi religiosi.
16 agosto - Addis Abeba - Debre Markos
Nel nord dell'Etiopia siamo nel pieno della stagione delle piogge e non sorprende che il Marco Polo Team sia costretto a interrompere la tappa a Debre Markos: usciti da Addis Abeba i nostri quattro amici affrontano 280 km di freddo e pioggia, salendo a 3000 metri, dove la temperatura non supera i 6°C, per poi ridiscendere nella gola del Nilo Blu. Qui il fiume in piena e lo sbalzo termico non rendono la situazione di molto più piacevole. Riescono ad attraversare il grande fiume su un ponte di recente costruzione, un'opera giapponese che rimpiazza l'ultimo ponte qui costruito da Mussolini e ormai pericolante. Infreddoliti per gli sbalzi climatici e la pioggia, i quattro raggiungono Debre Markos che è già buio e decidono di fermarsi, dimostrando, per una volta tanto, una certa saggezza. Il Cape to Cape è anche sofferenza...
15 agosto - Addis Abeba
"Domenica d'agosto, che caldo fa" cantava sornione Bobby Solo in tutt'altra epoca, chissà se anche i nostri quattro beniamini d'Africa la stanno canticchiando mentre passeggiano per Addis Abeba, mentre vanno al National Museum a porgere i loro omaggi a Lucy, lo scheletro preistorico meglio conservato che sia mai stato rinvenuto, oppure mentre le esperti mani dei massaggiatori dell'Hilton cercano di risistemare le loro schiene, provate da 8000 chilometri in buona parte off-road. Oltre alle ossa non guasta un po' di manutenzione ordinaria anche per le quattro BMW F 800 GS impegnate nell'avventura, finora dimostratesi all'altezza delle aspettative. Gli ultimi bollettini ci riportano un team sereno che ha ritrovato il sonno e, pare, un rapporto più normale con... il proprio intestino. Che sia in Italia o in Africa, Ferragosto è Ferragosto e una bella giornata di pausa ci vuole. Chissà se domani avranno voglia di rimettersi in marcia dopo tutti questi massaggi... vedremo!
14 agosto - Awasa - Addis Abeba
La terribile e sempre in agguato vendetta di Montezuma si accanisce sul Marco Polo Team, costringendo i quattro membri a una notte praticamente insonne. La causa sembra essere stata individuata nella prima cena etiope del viaggio. Alle difficili condizioni fisiche si aggiunge il disagio di Carlo, la cui leggerezza del sonno è proverbiale. Le preghiere del Muezin all'altoparlante gli hanno impedito di chiudere occhio un solo istante e, crediamo, da questa notte sia diventato decisamente meno tollerante verso i culti religiosi. I quattro intrepidi decidono comunque di partire, in fondo li attende una domenica di ferragosto di previsto riposo ad Addis Abeba, quindi meglio non cambiare i programmi. Affrontano così una pista di 240 km, non moltissimi ma comunque sufficienti a metterli alla prova, e raggiungono il Langano Lake, un piacevole lago abitato da amorevoli creature: coccodrilli. I quattro puntano subito le ruote delle GS verso Addis Abeba e si tuffano nel traffico della capitale alla caccia di un agognato riposo... all'Hilton! In effetti hanno anche bisogno di una lavata.
13 agosto - Moyale - Awasa
Avete mai visto dei termitai alti 5 metri? Beh, durante il Cape to Cape capita anche questo! Enormi termitai al posto di guard rail affiancano la pista rossa che porta il Marco Polo Team in terra etiope. Si tratta di un ritorno, dopo l'avventura dello scorso anno, durante la quale i nostri quattro amici avevano fatto una sorta di prova generale del Cape to Cape percorrendo un'affascinante itinerario in Etiopia, grazie al quale hanno potuto aiutare l'ospedale di Wolisso, sempre tramite CUAMM. Il ritorno in Etiopia avviene dopo una lunga tappa di 500 chilometri, non priva di insidie: i nostri sono costretti a raggiungere Awasa con il buio a causa del... traffico! In mezzo alla vegetazione, che si fa via via sempre più tropicale con enormi banani e foreste di acacie, si sono imbattuti in uno sproposito di carretti, animali, persone... tutti su una strada già di per sé pericolosa. Fortunatamente tutto è andato per il meglio e il Cape to Cape ha fatto un altro passo verso nord.
12 agosto - Marsabit - Moyale
La zona di confine tra Kenya ed Etiopia si conferma, come da previsione, una delle più dure e difficili di tutto il viaggio. Quella di oggi è stata una tappa di 240 km; a noi, abituati alle autostrade, possono sembrare pochi, ma così non è. Si è trattato di una pista durissima, insidiosa, fatta di sabbia e rocce laviche, dove soltanto i dromedari si avventurano. Il Marco Polo Team ha così attraversato il Galgalla Desert in direzione nord, ma non senza imprevisti: Marco ha perso il controllo della sua GS 800 ed è caduto procurando la rottura di una valigia e, soprattutto, del carter motore con conseguente perdita d'olio. Fortunatamente i quattro riescono comunque a raggiungere Moyale, al confine con l'Etiopia, e a trovare asilo in una missione cattolica. Qui riescono, a tempo di record, a riparare la moto che domani sarà pronta per raggiungere Addis Abeba e a risollevarsi il morale, anche per il pericolo scampato, ben più allarmante delle cadute. La zona settentrionale del Kenya, infatti, pare sia infestata da predoni somali che attaccano chiunque gli capiti a tiro. In molti, negli ultimi giorni, hanno consigliato al Marco Polo Team di munirsi di scorta armata. La polizia keniota, inoltre, ha dato l'allerta e diramato l'annuncio del passaggio del Cape to Cape allo scopo di garantire almeno una parziale protezione dei nostri quattro eroi. I ragazzi hanno pensato che il modo migliore fosse accelerare per raggiungere il confine etiope, perciò si può capire cosa abbia significato per loro l'inconveniente di Marco. Ora che il pericolo dei predoni sembra scampato, ci comunicano che possiamo tirare tutti un bel sospiro di sollievo.
11 agosto - Samburu - Marsabit
Dopo la pacchia della Samburu Reserve, il temibile deserto del Kaisut accoglie i nostri quattro eroici amici. Una tappa dura quella di oggi, soltanto 225 chilometri, ma completamente in mezzo al nulla, con le difficoltà che possiamo immaginare anche per l'orientamento e le impervie condizioni delle piste: la sabbia nasconde rocce che spuntano minacciose e l'ormai famoso tôle ondulée qui è tremendo. Non bastassero le difficoltà paesaggistiche ci si mettono pure degli strani "pedoni": zebre e gazzelle non si fanno troppi riguardi ad attraversare la pista senza nemmeno stare sulle... zebrate!
La fortuna, si sa, premia gli audaci e così a Marsabit ad attendere i nostri quattro pellegrini ci pensa una missione cattolica. Viene loro offerto rifugio e, delizia delle delizie, un liberatorio e sacrosanto piatto di spaghetti!
10 agosto - Thika - Samburu Reserve
No dico, vi sembra che quella di questi tre uomini sia la faccia delle sofferenza? Noi qui a vedercela col caldo, l'afa, la poca voglia di lavorare, le ferie affollate al mare, le strade intasate di turisti... E loro? Loro se la godono nel bel mezzo della Samburu Reserve, in Kenya!
Partiti dalla città di Thika, il Marco Polo Team ha affrontato una tappa umida, con pioggia e nebbia... Ma chi ci crede a questi? Ma andiamo... in Kenya pioggia e nebbia? Hanno lambito i Mount Kenya, con vette da 5000 metri, dopo il quale hanno ritrovato il sole. Superato l'equatore hanno raggiunto la città di Isiolo, un vero e proprio rifugio per molti profughi sudanesi. Superata Isiolo non hanno trovato nulla se non una lunga pista di sabbia che li ha portati dritti dritti nella riserva di Samburo, paradiso africano, dove hanno piantato un campo vicino al fiume. Tuttavia sembra non abbiano dormito sonni tranquilli per via degli elefanti che si aggiravano per le tende... Ah, beh, se c'è una giustizia divina...
9 agosto - Arusha - Nairobi - Thika
340 chilometri di quelli belli duri separano Arusha dalla città di Thika, dove il Marco Polo Team si ferma per la notte. Una tappa interamente off-road su piste in terra rossa resa ancora più tormentata dalle deviazioni causate da cantieri stradali e dalla costante presenza di enormi camion che sollevano montagne di polvere e terra. Superarli diventa un'impresa, i tempi si allungano e la resistenza fisica è messa a dura prova. Accecati dai nuvoloni di terra e detriti, i nostri quattro motociclisti viaggiano per tutto il giorno ricoperti di sabbia e al loro arrivo alla dogana del Kenya vengono scambiati per statue di sale. Forse è questa confusione all'origine della lunga attesa che i doganieri riservano loro: ci vogliono due ore di pratiche prima che li lascino entrare nel paese del Kilimangiaro e della Great Rift Valley. Il resto della giornata non va molto meglio: il team arriva nella caotica Nairobi dove, ad attenderlo, trova un autentico inferno di traffico e smog per superare il quale sono necessarie più di tre ore. Finalmente, a sera, i quattro arrivano nel capoluogo distrettuale di Thika per un meritato riposo.
8 agosto - Arusha
Per le quattro BMW F800 GS del Marco Polo Team è arrivato il momento del primo cambio gomme. Il villaggio di Arusha, in Tanzania, è stato il teatro della sostituzione, dopo 7500 km, delle Metzeler Enduro 3 Sahara con un treno identico che dovrà sostenere almeno altri 8000 km d'Africa. È stata l'occasione per una giornata interamente dedicata alla manutenzione delle quattro tedesche, con la sostituzione dei filtri aria, letteralmente devastati dalla polvere, con il rabbocco di acqua e olio, con il serraggio di tutte le viti messe a dura prova dal tolee ondulee e con coccole varie ai quattro destieri. Da domani si riparte alla volta del Kenya.
6 -7 agosto - Safari al lago Natron (massi)
Il Marco Polo Team ha dedicato due giorni alla visita del lago Natron e di alcuni villaggi Masai. Con il supporto di una guida e dopo una camminata di due ore, i nostri quattro esploratori, hanno persino provato l'ebbrezza di una doccia sotto il getto di un'imponente cascata. Al loro ritorno, ad aspettarli, la vista mozzafiato del lago Natron, famoso per il suo colore rossastro (causato da un batterio che rilascia un pigmento dal colore rosso) e per l'abbondante presenza di fenicotteri. Con questo panorama davanti agli occhi, i nostri hanno preparato un campo dove passare una notte ristoratrice in vista delle prossime tappe. Solo Carlo ha avuto difficoltà ad addormentarsi a causa dalla tenda troppo piccola.
Voci non confermate raccontano di un Carlo insonne, con la sola testa al riparo dentro la tenda e il resto del corpo all'addiaccio e in balìa dei fenicotteri.
5 agosto - Arusha - Ngorongoro (massi)
Giornata di riposo per il Marco Polo Team. E visto che i nostri quattro eroi proprio non riescono a stare con le mani in mano, hanno deciso di fare un'escursione dentro un... vulcano. Stiamo parlando del famoso cratere di Ngorongoro dal diametro record di 20 km. I nostri hanno affrontato la discesa su una Jeep percorrendo una strada a dir poco infernale costellata da una enorme varietà di animali tra cui leoni e ghepardi.
4 agosto - Dodoma - Arusha (massi)
425 km full off-road. Questo è quello che hanno affrontato i ragazzi del Marco Polo Team nella tappa di ieri. Piste rosse di montagna, vegetazioni rigogliose e l'implacabile e affascinante savana. Il tratto finale è stato ancora più complicato perché affrontato su una strada sabbiosa composta di finissimo fech fech (da Wikipedia: polvere impalpabile che si ottiene dall'erosione delle rocce). Qualche caduta, ma nulla di grave. Verso sera l'Africa "si fa perdonare" regalando ai nostri quattro eroi l'ennesima immagine da stampare nel cuore e ricordare per la vita, i 5895 metri del Kilimanjaro, la più imponente montagna (anzi vulcano) del continente africano.
2 - 3 agosto: Mbeya - Iringa - Dodoma (massi)
Dopo 345 km di trasferimento lungo la Tanzania, i 250 km che collegano Iringa a Dodoma sono stati molto complicati, addirittura prima di partire! Michele, infatti, è rimasto bloccato all'interno della sua stanza e per liberarlo sono dovuti intervenire tre addetti armati di piede di porco. ?Superato l'inconveniente, i nostri 4 esploratori sono partiti seguendo una via di sassi, sabbia e sterrato degni di una prova speciale. Le moto sono state messe a dura prova (soprattutto la viteria delle sovrastrutture sollecitate dai continui colpi). Il paesaggi è di quelli mozzafiato, bush e savana, colori stupendi e insidie ben conosciute.
1 agosto - Nkhata Bay - Mbeia (massi)
Ulteriori 420 chilometri complicati per i nostri eroi. L'arrivo in Tanzania, infatti, è stato rallentato a causa di una tempesta monsonica - con tromba d'aria incorporata - che si è scatenata lungo il percorso. In seguito a questo acquazzone le strade ne sono uscite a dir poco disastrate, con buche grosse come voragini e, soprattutto, fango a litri a rendere ancor più difficoltosa la marcia. Arrivati al confine con la Tanzania i quattro viaggiatori hanno dovuto superare un'altra prova: il temutissimo cambio di valuta al confine di stato... Si narra, infatti, che i cambiavalute tanzanesi siano tra i più furbi e scafati al mondo, in grado di ottenere sempre il prezzo della valuta più conveniente (per loro). Questa volta, però, i cambiavalute della Tanzania hanno avuto pane per i loro denti. Il nostro Marco, per nulla intimorito dalle leggende, li ha affrontati a viso aperto ingaggiando una contrattazione senza esclusione di colpi al termine della quale pare sia uscito vittorioso...
Archiviata la "vittoria burocratica" i nostri eroi sono entrati in Tanzania che, con il suo paesaggio incantato (palme, banani e verdissime piantagioni di the), ha ripagato i quattro delle fatiche odierne. La strada adesso, inizia a salire, la prossima meta, infatti, sono gli altipiani tanzanesi a più di 2500 metri sul livello del mare.
31 luglio - Cape McLear - Nkhata Bay (massi)
Prosegue il viaggio del Marco Polo Team intenti a costeggiare il lago Malawi su strade a dir poco dissestate. 450 km caratterizzati non solo dal tipico e insidioso sterrato ma anche dalla necessità di superare dei passaggi obbligati costituiti da ponti di legno dalle assi marce e malandate. I nostri eroi, novelli Indiana Jones, dopo essere riusciti a superare anche questa difficoltà hanno raggiunto un comodo rifugio per la notte sulla sponda del lago. Domani è previsto l'arrivo in Tanzania.
30 luglio - Mwanza - Cape McLean
Dopo 280 km di stradine di montagna, il Marco Polo Team ha raggiungo il lago Malawi. La difficoltà del giorno si materializza sotto forma di agenti della Polizia, a quanto pare molto interessati ai nostri quattro amici, che appaiono all'improvviso da ogni angolo e li fermano per controllare tutti i... documenti. Nonostante i continui intoppi, la tappa prosegue, attraverso una pista sterrata che attraversa villaggi dove la vita è dura e per trovare l'acqua occorre effettuare pozzi profondissimi, fino a raggiungere le sponde del Lago Malawi a Cape McLean. Qui i nostri hanno anche la fortuna di vedere in azione la rarissima aquila pescatrice durante la caccia.
29 luglio - Mesika - Mwanza
510 km in queste condizioni non sono certo pochi. In Mozambico non ci sono l'autostrada o le highways americane, e il percorso che porta dal lago di Mesika a Mwanza è lungo e impegnativo soprattutto perché le temperature sono salite e di parecchio. Il team attraversa una zona di assoluta miseria, disseminata di villaggi di capanne fatte di fango e paglia; la vita qui non è facile. Oltrepassano il grande fiume Zambesi ed entrano nel territorio del Malawi all'imbrunire. Come ormai da consuetudine, alla dogana, sono costretti a litigare con i cambiavalute abusivi, ma anche questa volta il team riesce a proseguire la propria strada senza intoppi.
Sostano, dunque, per la notte nella cittadina di Mwanza in un pregiatissimo hotel resort country club... in altri termini in una vera e propria topaia popolata da scarafaggi, assieme a Medici Senza Frontiere. Forse per la priva volta dalla partenza i nostri quattro protagonisti si scoprono essere gli unici bianchi, ad essere loro i diversi, nel cuore del continente nero.
28 luglio - Beira - Mesika
Per tutti i 246 km della martoriata pista che sale attraverso le montagne del Mozambico, i nostri quattro amici non possono che ripensare alla grande emozione provata durante l'incontro, all'università di Beira, con i medici CUAMM e con gli studenti di medicina mozambicani, uno dei quali potrà completare l'intero arco di studi proprio grazie al Cape to Cape. La strada si fa difficile, ma la serenità nell'animo dei protagonisti oggi è tale che potrebbero superare qualsiasi difficoltà. Più che buche, quelle che attraversano la pista mozambicana, sono vere e proprie voragini e l'andatura si fa lenta. Il Marco Polo Team raggiunge Mesika che è sera e sostano sulle sponde di un lago popolato da animali molto docili e per nulla minacciosi: i coccodrilli...
27 luglio - Beira
Dopo un tappone di 520 km, il Marco Polo Team ha raggiunto la città di Beira, sede dell'università alla quale, in associazione con CUAMM Medici con l'Africa, consegneranno i 9000 euro raccolti. Serviranno per finanziare la borsa di studio di uno studente di medicina. Il percorso fino a Beira non è stato privo di emozioni: Michele, Marco, Paolo e Carlo hanno attraversato un villaggio di capanne semideserto e hanno lasciato del cibo agli abitanti affamati. Poco dopo hanno incontrato sul loro cammino un altro gruppo di motociclisti sudafricani, anche loro in sella a delle BMW, anche loro diretti verso il Nord Africa. È stata l'occasione per fare amicizia e fare un po' di strada assieme. Per l'ora di pranzo, visto che non si vive di sola moto, il team ha raggiunto un'accampamento dell'Unicef e ha mangiato sotto a una tenda che funge anche da scuola elementare per i fanciulli della zona.
Domani un grande giorno aspetta i nostri eroi: hanno in programma l'incontro con i medici di CUAMM e con gli studenti dell'università di Beira, sarà uno dei momenti più importanti dell'intero viaggio.
26 luglio - Break sulla spiaggia
A dispetto del nome, il villaggio di Vilankulo si è dimostrato estremamente ospitale nei confronti dei nostri quattro amici, anche e soprattutto di Marco che ieri ha festeggiato qui il suo compleanno. Il team ha dunque deciso di approfittare della mitezza del luogo e delle sue genti per una giornata di riposo e di manutenzione alle moto. A quanto pare i quattro viandanti si sono già dimenticati le temperature di Città del Capo visto che a Vilankulo (o Vilanculos) ci sono tra i 20 e i 25°. La temperatura ideale, dunque, per ammirare l'oceano di fronte al Madagascar.
Per noi è invece l'occasione di un breve riepilogo, per chi si fosse sintonizzato solo ora con l'avventura del Cape to Cape 2010. Quattro motociclisti sono partiti da Città del Capo il 13 luglio scorso e sono diretti a Capo Nord, quindi non proprio dietro l'angolo. Hanno già percorso circa 3.000 dei 24.000 km che li separano dall'impresa e hanno già vissuto esperienze uniche, come l'attraversamento di immense riserve naturali come quella del Kruger, l'incontro ravvicinato con i padroni della savana e il dover risolvere già qualche disavventura come la pista sbagliata, un tentativo di furto e dei cambiavalute truffaldini. La marcia del Marco Polo Team prosegue a vele spiegate, così come prosegue il loro progetto benefico in favore dei Medici con l'Africa Cuamm. Grazie a questo viaggio verrà infatti finanziato l'intero percorso di studi di un giovane medico mozambicano.
25 luglio - Buon compleanno Marco
Un'altra tappa complessa in suolo mozambicano. Il sole tramonta alle 17.30 e questo complica le cose, specie quando sei in una pista africana senza la minima illuminazione e circondato da bestie feroci...
I nostri prodi, dopo 350 km quasi totalmente di pista rossa (fortuna che non piove) grazie alla quale hanno superato il Tropico del Capricorno, hanno raggiunto, tra il caldo e la polvere, il luogo ideale per festeggiare il (venticinquesimo) compleanno di Marco. Si tratta del villaggio di Vilankulo, nei confronti del quale Marco ha dimostrato scarso entusiasmo e qualche perplessità ad essere il festeggiato.
24 luglio - Incontro con Andrea Atzori di CUAMM
Il Marco Polo Team ha raggiunto (e scovato) Andrea Atzori, responsabile dei progetti di Cuamm - Medici con l'Africa, per il Mozambico. Ricordiamo infatti, a tutti coloro che si fossero sintonizzati solo ora con l'avventura del Marco Polo Team, che il Cape to Cape 2010 ha lo scopo di sensibilizzare sui problemi sanitari dell'Africa e in particolara del Mozambico e donare 9.000 euro proprio a Cuamm per consentire a un giovane mozambicano di studiare medicina.
A parte questo quella di oggi è stata una giornata impegnativa, con una lunga tappa di 400 km, molti dei quali su complicate piste sabbiose. La difficoltà del giorno si è configurata sotto forma di bivio... I nostri quattro hanno sbagliato strada, ma alla fine sono riusciti a ritrovare il bandolo della matassa e a recuperare la via corretta. Questo però ha impedito loro di raggiungere la meta prevista, perché avvicinandosi al Tropico del Capricorno le giornate sono molto corte e l'oscurità scende presto. Così si sono dovuti fermare in un villaggio per passare la notte.
23 luglio - Maputo, Mozambico
I leoni e i rinoceronti che gironzolano selvaggi per l'incredibile Parco Nazionale del Kruger non sono l'unica minaccia della savana da cui guardarsi. Mentre il Marco Polo Team è intento a lasciarsi alle spalle lo spettacolare territorio del Kruger per raggiungere il Mozambico, scopre come siano gli uomini più pericolosi degli animali: alla dogana, Michele e soci cercano di cambiare dei soldi da dei cambiavalute abusivi che si incontrano per strada, al confine, ma questi con un gioco di mani cercano di rubare i soldi a Marco. Il team, però, riesce a reagire prontamente e a recuperare il denaro e ad entrare nel paese. Dovranno trovare qualche altro cambiavalute, ma riescono a raggiungere Maputo per la notte.
22 luglio - Kruger National Park
Nuove amicizie si aggiungono nella lista faunistica dei nostri quattro motociclisti giramondo. Durante l'attraversamento del parco nazionale Kruger (http://www.krugerpark.co.za/), in Sudafrica, hanno potuto vedere da vicino anche elefanti, bufali e le eleganti giraffe. Si tratta infatti della più grande riserva naturale di tutto il Sudafrica (e si che la concorrenza non manca) e di conseguenza una delle più grandi al mondo, perché comprende un'area di 20.000 km quadrati (in pratica quanto il Galles). Confina a nord con lo Zimbawe e ad est con lo Swaziland e il Mozambico, dove i nostri quattro eroi sono diretti. Il parco Kruger è popolato da oltre 500 specie diverse di uccelli oltre che da bufali, leopardi, leoni, rinoceronti, zebre, ghepardi, giraffe, elefanti, kudu, ippopotami, impala, antilopi, iene, facoceri, gnu...
21 luglio - Milwane - Kruger
Il Marco Polo Team, ieri, ha lasciato il Sudafrica percorrendo la pista di 600 km che da Durban li ha condotti a Milwane, in Swaziland. Qui la vegetazione cambia e al verde lussureggiante della foresta pluviale subentrano i primi assaggi di savana. Hanno raggiunto un lodge all'interno di una riserva e qui hanno sostato per la notte. Peccato, però, che la stanza da letto fosse priva di vetri costringendo Carlo a turpi imprecazioni per tutta la notte.
Oggi i nostri quattro super motociclisti sono ritornati in Sudafrica per raggiungere Kruger. L'itinerario li ha portati ancora una volta ad attraversare un parco naturale, secondo quella che sembra essere ormai una consuetudine hanno fatto amicizia con alcuni esponenti della fauna locale: zebre in primis ma anche antilopi e gnu. Qualche preoccupazione per i facoceri che attraversano sovente la strada ma, al momento, assicurano nessun leone all'orizzonte.
20 luglio - Durban
Le connessioni internet e telefoniche cominciano a latitare e, di conseguenza, iniziano a farsi saltuari i contatti con i nostri amici del Marco Polo Team, segno evidente che i quattro stanno lasciando il Sudafrica e le zone urbane. L'ultima città visitata è stata quella di Durban, importantissimo centro portuale, il più grande dell'oceano indiano, con più di 3 milioni di abitanti. Durban detiene il dolce primato del più grande porto commerciale di zucchero al mondo. Ma siamo convinti che questo abbia interessato poco i nostri eroi, in questo momento occupati a risalire il continente e a lasciare il Sudafrica, nazione che, dicono, resterà nei loro cuori oltre che per la bellezza naturale anche per l'ospitalità della gente, ben disposta verso gli stranieri nonostante le evidenti differenze culturali, e non solo, con cui è costretta a convivere ogni giorno.
18 luglio - Port Saint Johns
Oggi il Marco Polo Team ha raggiunto Port Saint Johns, immerso in una foresta pluviale. È stata una tappa di 580 km, la più lunga finora, e ha previsto anche l'attraversamento del canyon del Great Fish River.
Sarà stato il cibo, saranno le temperature, ma il nostro Carlo è stato colpito dalla famosa vendetta di Montezuma, croce di ogni viaggiatore. Auguri Carlo!
17 luglio - Port Elizabeth e i primi guai
Un itinerario di 400 km in mezzo alla natura ha portato i nostri quattro amici da Mossel Bay a Port Elizabeth, una delle principali città portuali del Sudafrica, posta esattamente a metà strada tra Cape Town e Durban. Sulla strada il Marco Polo Team ha potuto ammirare "the Heads", un promontorio in roccia sferzata dal vento e dalle onde dell'oceano Indiano, e la riserva naturale di Tsitsikamma popolata da una miriade di animali. Port Elizabeth, con i suoi quasi 740.000 abitanti, è un importante polo industriale e culturale, ma come tutte le grandi città presenta alcuni problemi. Durante la notte, infatti, alcuni ladri hanno cercato di rubare la Jeep di XX che fa da supporto al team. Fortunatamente hanno soltanto rotto il vetro ma non sono riusciti a portarla via; la conseguenza più fastidiosa, tuttavia, è che si è rotto il motorino dell'avviamento e ora i ragazzi devono spingerla ogni volta che la devono mettere in moto. L'unico vantaggio è che l'attività aerobica li aiuta a riscaldarsi, visto che la colonnina di mercurio non si schioda dai 10°.
16 luglio - De Hoop e Mossel Bay
Finalmente il Marco Polo Team si è reso conto che più a sud di così non poteva andare ed ha iniziato la salita verso nord. Oggi, dopo un percorso sterrato di un centinaio di chilometri in mezzo a incredibili dune, che sembrano tuffarsi nel blu dell'oceano Indiano, e dopo aver avvistato le balene, i nostri quattro amici hanno raggiunto la riserva naturale di De Hoop. Qui hanno potuto fare amicizia con alcune zebre prima di raggiungere, in serata, la spettacolare Mossel Bay, baia ad est del Capo di Buona Speranza e ad ovest di Humansdrop, ma soprattutto regno dello squalo bianco. Inoltre la città portuale di Mossel Bay è nel Guinness dei Primati come luogo con il clima più mite del mondo. (http://www.mosselbaymun.co.za/)
15 luglio - Cape Aguillas
Evidentemente Città del Capo non era abbastanza a sud per loro... I nostri fantastici quattro come prima cosa hanno puntato le moto in direzione Antartide, forse non hanno capito che devono risalire fino a Capo Nord? Scherzi a parte non potevano perdersi una visita al Capo di Buona Speranza, punto in cui si incontrano e abbracciano gli oceani Atlantico e Indiano. Di lì si sono poi diretti verso Cape Aguillas, la città più a sud del continente nero. Un itinerario di 300 km in pieno clima invernale. Il "freddo becco", come ce lo descrive Marco via messaggio, è stato però riscaldato dagli scenari mozzafiato. Ah, che invidia!
14 luglio - Partenza bagnata...
Altro che afa e siccità, a Città del Capo diluvia e fa un freddo cane. Il Marco Polo Team si dedica dunque alla preparazione delle quattro BMW F800 GS, a caricare i bagagli, controllare i livelli e ad impostare il navigatore. Navigatore... tecnologia... cellulare... "Dove ho messo il cellulare?" - dice Carlo.
Sarà stata vera dimenticanza o il nostro chirurgo si è deliberatamente sbarazzato del suo ponte con la terra d'origine?
Il resto della giornata scorre tra i palazzi del centro di Cape Town, caratterizzato dal contrasto tra edifici moderni e coloniali. Ma c'è tensione nell'aria: domani si parte per davvero, prima tappa Capo di Buona Speranza e da lì a Cape Aguillas...
13 luglio - Ritirate le moto, si parte
Il debutto africano del Marco Polo Team non conosce tranquillità. I nostri eroi sono arrivati a Città del Capo e la prima preoccupazione è stata quella di sdoganare le moto, operazione che ha richiesto due ore. Ma alla fine ce l'hanno fatta. Poteva andare tutto liscio? Ovviamente no, ed ecco che dopo aver collegato le batterie di tutte e quattro le BMW F800 GS si scopre che quella di Carlo non parte. Fortunatamente nessuna complicazione, solo troppo poca benzina. Dopo aver recuperato una tanica e della benzina tutte e quattro le F800 sono pronte per l'assalto al continente nero.
Il resto della giornata il team lo spende a scoprire Città del Capo e il favoloso water front. Solo un piccolo appunto: la temperatura non supera i 12°C.
In collaborazione con Real Bikes